Viticoltura biodinamica

Informazione e formazione sulla viticoltura ed enologia biodinamica

Irreplaceable noble copper

rame chimica
Tra i parametri che prendiamo in considerazione per verificare i risultati del fare agricoltura biodinamica vi è da sempre il CONTENUTO DI RAME METALLO NEL SUOLO. Nelle nostre ricerche consideriamo il rame metallo totale non solo quello disponibile.
Dai dati analitici ventennali in nostro possesso è emerso che non si può considerare l’utilizzo di questo nobile metallo come un elemento di criticità dell’agricoltura biodinamica e biologica.
In rosso i "metalli nobili" (per la loro resistenza all’attacco dell’ossigeno)
Consideriamo, per esempio, che le analisi annuali dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che rileva gli inquinanti presenti nelle acque superficiali e profonde del nostro paese, ha smesso da anni di ricercare il parametro “rame” perché NON E’ MAI STATO TROVATO COME INQUINANTE DELLE ACQUE SUPERFICIALI E PROFONDE, e questo pur essendo aumentate esponenzialmente le vendite dei prodotti a base di rame.
Il rame si muove poco, tutti sanno che non si può trovare nelle falde eppure si grida che inquinerebbe fiumi e mari, uccidendo più pesci della pesca a strascico o dei residui di pesticidi chimici che abbondano nei fondali fluviali e marini.
L’errore nasce da lontano. Ricordiamo come negli anni ‘80 riviste agricole divulgative, che riportavano settimanalmente i consigli degli esperti di viticoltura sui trattamenti da attuare, dovendo screditare la appena nascente biologico-mania affermavano perentori che occorrevano almeno 26 kg ad ettaro di rame metallo per campagna viticola per poter avere qualche risultato.
In quegli anni, noi pionieri del biologico, effettuavamo al massimo 1-2 trattamenti con 500 grammi di rame metallo, se necessario, e il resto dei circa 9 trattamenti con dosi tra 200 -300 g di rame metallo (prima del 2002 la dinamica della peronospora era molto diversa da come la conosciamo oggi) ed era impossibile comprendere, per noi addetti ai lavori, come si potesse raggiungere quel folle quantitativo.
Poi si cominciò a discutere di abbassarne i livelli, e, assurdo a dirsi, proprio i “politicanti del biologico”, evidentemente mai stati agricoltori o consulenti, si unirono al coro di quelli che sostenevano che il rame era dannoso, senza alcun dato oggettivo analitico in mano e, addirittura, in concomitanza con la riduzione della dose di utilizzo ammessa annualmente da 8 a 6 kg/ettaro, relazionarono al Ministero partendo da questa discutibilissima premessa: “I residui di rame nel terreno sono senza dubbio una causa di detrimento all’attività microbica del terreno stesso tale da metterne a rischio la necessaria vitalità che ne garantisce la fertilità” (il sottoscritto fu l’unico a dissociarsi nel gruppo di lavoro nazionale sulla viticoltura biologica nel 2008, chiedendo di produrre dati analitici, non pregiudizi).
Già allora avevamo una mole consistente di dati che confutavano la nocività e il fenomeno dell’accumulo del rame nel terreno, eppure la sostituzione del “nobile” rame, magari con il sistemico fosfito di potassio, veniva auspicata da molti in quella commissione.
Già allora avevamo una mole consistente di dati che confutavano la nocività e il fenomeno dell’accumulo del rame nel terreno, eppure la sostituzione del “nobile” rame, magari con il sistemico fosfito di potassio, veniva auspicata da molti in quella commissione.
Abbiamo negli anni condotto ricerche con la collaborazione di istituti riconosciuti per la loro esperienza e scientificità, come ad esempio lo IASMA di San Michele all’Adige (ricerche condotte dal 2007) o l’UNISI – Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente (2014), o con laboratori privati tra i quali l’autorevole ISVEA di Poggibonsi (ultime analisi nel 2019).
Ebbene, i nostri dati testimoniano una realtà analitica incontrovertibile: NON VI E’ ALCUN ACCUMULO DI RAME NEI TERRENI BIODINAMICI, ANCHE DOPO DECENNI DI UTILIZZO RAZIONALE.
Razionale è il minimo utilizzo necessario, anno per anno, per una viticoltura biodinamica sostenibile per l’ambiente e per l’economia del produttore, non lo è invece, per esempio, l’applicazione puramente numerologica di un cabalistico 3 Kg di rame metallo / ha / anno.
Tutti i dati delle nostre ricerche e le più avanzate tecniche di difesa fitosanitaria biodinamica saranno tra gli argomenti approfonditi nel corso di alta formazione del 5 – 6 febbraio 2020 a Montalcino.

Ti potrebbe anche piacere

en_GBEnglish

Corso di alta formazione in viticoltura ed enologia biodinamica

23 – 24 FEBBRAIO 2023 VITICOLTURA
25 FEBBRAIO 2023 ENOLOGIA